Zitti. Avete una guerra da combattere
Fa male vedere due tentativi volenterosi di aggiustare la situazione con un po’ di propaganda positiva spiccare il volo e rompersi subito il muso a terra. L’ambasciatore americano a Kabul, Ryan Crocker, ha tentato di replicare l’ottimismo combattivo di quando era a Baghdad assieme al generale Petraeus, nel 2007-2008. “Il problema più grande a Kabul sono gli ingorghi del traffico”, ha appena detto in un’intervista (che è pure vero, la capitale afghana scoppia ma di automobili, i marciapiedi sono pieni di vita).
9 AGO 20

Fa male vedere due tentativi volenterosi di aggiustare la situazione con un po’ di propaganda positiva spiccare il volo e rompersi subito il muso a terra. L’ambasciatore americano a Kabul, Ryan Crocker, ha tentato di replicare l’ottimismo combattivo di quando era a Baghdad assieme al generale Petraeus, nel 2007-2008. “Il problema più grande a Kabul sono gli ingorghi del traffico”, ha appena detto in un’intervista (che è pure vero, la capitale afghana scoppia ma di automobili, i marciapiedi sono pieni di vita). Eppure ieri l’ambasciata americana è stata al centro dell’ennesimo attacco in grande stile dei talebani – o meglio, dei loro cugini furbi e ricchi, del cosiddetto network Haqqani. “Little bang, big media”, riassume chi c’era: a dispetto dei razzi, delle bombe e delle scorrerie in strada della squadra suicida, i danni sono minimi e ci sono soltanto feriti. Ma la capitale è la capitale e si può star certi che sui media sarà dato un risalto esagerato. Che si mangerà lo spazio dell’altra notizia talebana del giorno, l’approvazione dell’America all’apertura di una sede dei talebani nello stato arabo del Qatar per negoziare la pace.
Anche il Pakistan ci ha provato e ha pubblicato sul Wall Street Journal una pagina autocelebrativa sullo “stato che lotta di più contro il terrorismo al mondo”. E’ forse lo stesso stato da cui ieri arrivavano via telefono istruzioni ai terroristi in giro per Kabul su chi e che cosa attaccare? Così è stato accertato fin da subito e così è la natura crudele della guerra, che fa giustizia dei proclami rosei dell’ambasciatore, degli uffici in Qatar e delle pagine di giornale: per questo andrebbe combattuta anche sul campo.
Anche il Pakistan ci ha provato e ha pubblicato sul Wall Street Journal una pagina autocelebrativa sullo “stato che lotta di più contro il terrorismo al mondo”. E’ forse lo stesso stato da cui ieri arrivavano via telefono istruzioni ai terroristi in giro per Kabul su chi e che cosa attaccare? Così è stato accertato fin da subito e così è la natura crudele della guerra, che fa giustizia dei proclami rosei dell’ambasciatore, degli uffici in Qatar e delle pagine di giornale: per questo andrebbe combattuta anche sul campo.